13 novembre 2009

Quanti altri muri ci sarebbero da abbattere?

In questi giorni ricorrono le celebrazioni del ventesimo anniversario dell'abbattimento del Muro di Berlino: un confine non solo politco ma anche psicologico nella popolazione locale e soprattutto nella coscienza dei suoi abitanti, una barriera con cui avevano a che fare ogni giorno. Ma fortunatamente quella barriera non c'è più e nonostante permangano le "cicatrici" nella mentalità dei berlinesi che hanno almeno 40 anni, la nuova generazione sembra non farci più caso, in quanto la storia ed una nuova era (quella dell'UE e dell'euro) ha preso il sopravvento.

Ma per un muro buttato giù, quanti ancora ne restano? Quanti muri (più o meno visibili) si dovrebbero ancora abbattere per ripristinare i diritti civili, politici e sociali di alcune popolazioni? Rimanendo nell'area del Mediterraneo,linea verde di cipro.jpg vengono subito in mente il confine che divide le due repubbliche di Cipro, ovverosia la c.d. linea verde istituita alla metà degli anni '70, quando la parte nord dell'isola si proclamò Repubblica turca di Cipro (riconosciuta peraltro solo da Ankara) ed un contingente delle Nazioni Unite fu inviato per presidiare la zona istituendo così un confine sotto loro controllo; un muro di ceuta e melilla.jpgaltro confine molto visibile è in prossimità della costa nordafricana, all'altezza delle città di Ceuta e Melilla, su territorio marocchino ma facenti parte della Spagna. Ufficialmente questo groviglio di reti e filo spinato dovrebbe servire da deterrente per socraggiare la gente africana ad entrare clandestinamente in territorio spagnolo, ma sembra che comunque molti marocchini riescano comunque ad entrare da questa "porta" in Europa per potersi ricorstruire un futuro.

muro di gerusalemme.jpgSenza dubbio l'attuale muro della vergogna per eccellenza, dopo l'abbattimento di quello di muro arabia saudita yemen.jpgBerlino, è quello di Gerusalemme, anche questo costruito unilateralmente dallo stato di Israele per impedire una fuga di palestinesi sul suo territorio, ma in questo caso notiamo che sono centinaia le persone arabe che ogni giorno devono fare lunghe file ai posti di blocco per poter entrare nello stato ebraico, magari solo per lavorare onestamente. La stessa ragione è stata usata per la costruzione di un muro di kashmir.jpgcemento tra l'Arabia Saudita e lo Yemen. E rimanendo in Asia viene da pensare al confine tra India e Pakistan nella zona del Kashmir, luogo dove periodicamente avvengono attentati zona smilitarizzata in corea.jpgterroristici (purtroppo la divisione dell'ex colonia britannica in due stati non è mai stata del tutto superata, nemmeno dalle generazioni più giovani). Spengendosi ancora più verso oriente troviamo un altro confine, il più armato del mondo, che si trova lungo il 38° parallelo nord ed è quello tra le sue Coree. Solo negli ultimi anni si è potuto assistere a timidi segnali di ripresa di contatti e colloqui tra i due gioverni, come le ricongiunzioni familiari e la scelta di presentarsi in un solo gruppo e sotto un'unica bandiera in varie occasioni sportive.

muro usa-messico.jpgGuardano invece il continente americano, anche lì troviamo un muro ed quello che separa gli Stati Uniti dal Messico, conosciuto come Muro di Tijuana ed eretto anche in questo caso per impedire un'immigrazione clandestina di massa dei messicani. Questo muro comunque non si trova lungo tutto il confine tra i due paesi (lungo più di 3000 Km.) ma solo in alcuni posti.

Quindi, come vediamo, non ci vuole molto a capire che l'abbattimento del Muro di Berlino è stato sì un capitolo fondamentale nella storia del c.d. secolo breve (cioè il 1900), ma quanti altri muri bisgonerebbe abbattere per poter vivere in un mondo più pacifico e solidale, dove i popoli e più in generale i singoli individui siano disponibili ad aiutarsi e a comprendersi l'un l'altro?

22 ottobre 2009

Stampa libera (o no?)

stampa.jpgConosciamo tutti la problematica della libertà di stampa che da qualche anno a questa parte sta attraversando il nostro paese, quindi è inutile che ci dilunghiamo a parlare del come e del perché si sia arrivati a questo punto. Ma a ciò a cui ieri abbiamo assistito lascerebbe dubbioso chiunque circa la coerenza del Parlamento Europeo. Dopo aver più volte negli ultimi tempi "bacchettato" il governo Berlusconi su varie tematiche (non ultima la questione dei diritti civili per via della legge sull'immigrazione), ha respinto una proposta di risoluzione presentata dagli europarlamentari facenti capo a PD ed IDV circa le pressioni che il nostro esecutivo nazionale attua nei confronti della stampa. Su 686 votanti, i favorevoli sono stati 335, i contrari 338 e gli astenuti 13. Quindi, secondo l'assemblea legislativa del nostro continente, in Italia non esisterebbe nessuna minaccia alla libertà di stampa: le testate giornalistiche dunque sarebbero libere di scrivere ciò che vogliono. Esiste però una paradossalità in questa notizia, e cioè che lo stesso PE ha respinto anche un'altra proposta di risoluzione, presentata stavolta dagli eurodeputati del PDL, secondo cui nessuna minaccia esisterebbe in tal senso in Italia. Questa proposta ha ricevuto 297 sì e 332 no, mentre in 25 si sono astenuti.

A questo punto probabilmente qualcuno di voi si chiederà: ma allora in Italia si può informare liberamente la popolazione o no? Sembra che nemmeno il PE sappia cosa rispondere. Ma la risposta basta cercarla ogni giorno in quello che leggiamo o, peggio ancora, guardiamo in TV. Quante sono le notizie di stupro, sbarchi di clandestini, furti, scippi e quante quelle dove si parla di esperimenti di integrazione riusciti?

Alla faccia dell'ottimismo tanto sventolato da Berlusconi!

 

07 ottobre 2009

Verso la manifestazione nazionale antirazzista

Ecco i prossimi appuntamenti, a livello locale e nazionale, sulla questione del razzismo:

 

A Lucca Sabato 10 Ottobre ore 17 Loggiato di Palazzo Pretorio

Rappresentazione di strada “Straniero a chi?” realizzato dalla compagnia Le tre melarance

 

 

   Martedì 13 Ottobre ore 21 esatte Palazzo Ducale: Assemblea pubblica

No al pacchetto sicurezza, falso e razzista” con l’avv. Andrea Callaioli del Foro di Pisa e Roberto Menichetti operatore sociale Arci di Firenze

 

17 OTTOBRE - Roma Piazza della Repubblica ore 14,30

Regolarizzazione generalizzata per tutti. Abrogazione del pacchetto sicurezza

Accoglienza e diritti per tutti. No ai respingimenti

Diritto di asilo per rifugiati e profughi

Rottura netta del legame tra permesso di soggiorno e contratto di lavoro

Chiusura definitiva dei centri di Identificazione e espulsione ( CIE )

No alla contrapposizione fra italiani e stranieri nell’accesso ai diritti

Diritto al lavoro, alla salute, alla casa e all’istruzione per tutte e tutti

Mantenimento del permesso di soggiorno per chi ha perso il lavoro

Contro ogni forma di discriminazione per motivi di orientamento sessuale

A fianco di tutti i lavoratori e le lavoratrici in lotta per difesa del posto di lavoro 

 

Consiglio degli immigrati della Piana di Lucca                                                                          Rete Antirazzista di Lucca 

28 settembre 2009

Ius soli o ius sanguinis?

Come può uno straniero ottenere la cittadinanza italiana? Secondo la legge attualmente in vigore, e cioè la numero 91 del 1992, la può acquisire per discendenza, prestanto servizo militare nelle nostre forze armate, contraendo matrimonio con un cittadino italiano e via dicendo... Basta leggersi il testo della legge per vedere che è sì possibile ottenerla, ma il nostro è un paese dove è ancora prevalente il principio del c.d. ius sanguinis, cioè della trasmissione della cittadinanza per vie ereditarie, per ovvie ragioni: l'Italia, come tanti altri paesi europei, ha avuto in passato forte ondate di emigrazione.

Non si è mai parlato, o forse nessuno ha mai avuto il coraggio di parlare, di introduzione del principio dello ius soli, e cioè dell'acquisizione della cittadinanza per nascita su un dato territorio nazionale. Questo principio è già attivo in altri paesi (soprattutto quelli del continente americano) ed anche in Europa si sono fatti dei primi passi a partire dagli anni '80 con il Regno Unito. Sembra che però qualcosa si stia muovendo: da qualche anno a questa parte, e negli ultimi giorni sempre più insistentemente, c'è un politico italiano che si fa portavoce di questo argomento alquanto "pericoloso", dato che ogni volta che se ne parla salta sempre qualche poltrona... E da chi arriva la proposta di introdurre delle modifiche alla legge sulla cittadinanza? Non certo dal PD o da IDV, men che meno dalle forze di sinistra (attualmente extraparlamentari e quindi private dai media di qualsiasi voce in capitolo e di copertura mediatica), ma bensì da lui: la terza carica più importante dello stato, delfino a suo tempo di Giorgio Almirante, già presidente di AN. Abbiamo capito tutti? E' la nostra risposta definitiva? L'accendiamo?

Ma sì: è Gianfranco Fini.fini1.jpg Già nel 2004 aveva fatto questa proposta, ma sembra che nessuno all'interno di quella che era ancora la Casa delle Libertà gli avesse dato retta. Oggi torna a parlarne dal palco della Festa della Libertà di Milano con più convinzione, forte della sua carica istituzionale e del seguito che ciò gli può fruttare. Come antifascisti non possiamo che apprezzare che ne sia tornato a parlarne, in quanto sono anni che diciamo che gli stranieri residenti regolarmente in Italia hanno tutto il diritto ed anche il dovere di partecipare attivamente alla vita pubblica e politica del nostro paese, ad eleggere i loro rappresentanti nelle istituzioni, come anche (perché no?) a farsi eleggere come amministratori.

Quanti sono oggi gli stranieri residenti che sono riusciti a diventare famosi? Non li contiamo neanche. Lo stesso ministro La Russa ha parlato della c.d. generazione Balotelli (dal nome del calciatore di serie A) che ormai è nata e cresciuta in Italia, formandosi culturalmente e professionalmente nel Bel Paese. Anche se questi giovani mantengono più o meno contatti con la terra di origine dei genitori, sono perfettamente integrati in Italia e a maggior ragione hanno tutto il diritto di sentirsi italiani.

Ci convincono invece poco, per non dire per niente, le argomentazioni di gente come il caporgruppo del PDL alla Camera Cicchitto, il quale sostiene che una concessione in tal senso provocherebbe non pochi episodi di cronaca nera.

E' quindi ora che l'Italia si svegli e cominci a capire che anche chi viene da noi per costruirsi un futuro ha dei diritti (non solo il dovere di "lavorare e rigare dritto" come recitava uno slogan della Lega Nord) e doveri alla pari di chi è invece italiano da sempre. A coloro che continuano ad argomentare "Ci sono troppi stranieri. Non sappiamo più dove metterli!" rispondiamo che se si conserva lo stato attuale delle cose, la situazione certamente non migliorerà. Basti pensare alle battaglie che hanno dovuto fare molti popoli oppressi per vedersi riconosciuti i diritti fondamentali (il pensiero va subito alla maggioranza nera in Sudafrica durante l'apartheid) o, più semplicemente, ai movimenti femministi della prima metà del '900.

 

21 settembre 2009

Nascita del CAAT

Nasce il Coordinamento antifascista e antirazzista toscano (CAAT)

 

Il Coordinamento Antifascista e Antirazzista Toscano (CAAT), nel  primo incontro regionale tenutosi a Pisa il 19 Settembre, lancia la mobilitazione in vista della manifestazione nazionale antirazzista indetta contro il pacchetto sicurezza il 17 Ottobre a Roma.  Dalla Toscana partiranno autobus e  in vista del 1710 saranno lanciate alcune mobilitazioni locali nelle giornate del 2 e 3 Ottobre nelle città di Lucca, Viareggio, Massa Carrara, Firenze, Livorno,  Empoli e Siena.

 

L’esplosione della crisi economica e sociale ha tagliato posti di lavoro e migliaia ne distruggerà nelle prossime in Toscana, che è tra le regioni più colpite dalla recessione nel centro nord.

 

In questo scenario, le politiche razziste e liberticide da una parte ( lager per migranti, ronde, militari nelle città..) e il continuo attacco alle condizioni di vita, ai diritti e all’agibilità politico sociale per chi si oppone alle politiche governative dall’altra ( basti pensare all’attacco al diritto di  sciopero) scaricano la crisi sulle fasce sociali più deboli, scatenando una guerra tra poveri (tra lavoratori italiani e stranieri, tra lavoratori pubblici e privati, tra precari e “garantiti”....).

 

Mentre il Governo parla di sicurezza, muoiono ogni giorno quattro lavoratoritrici per incidenti sul lavoro senza considerare le malattie professionali che mietono migliaia di vittime ogni anno.

 

Invitiamo tutti i democratici e gli antifascisti a partecipare a queste iniziative per fermare provvedimenti, come il “pacchetto sicurezza” e la costruzione di un CIE (centro di identificazione ed espulsione di migranti irregolari) in Toscana.

 

Coordinamento toscano antifascista e antirazzista Toscano

 

Per contatti e informazioni

caatoscano@gmail.com